mercoledì 15 febbraio 2017

Bus del Diaol, 12 febbraio 2017
 
Programma della giornata: conoscere i ragazzi del gruppo di Bronzolo che hanno scavato il 6 gennaio, proseguire gli scavi al “sifondo” e valutare se portare fuori i datalogger (e poi riportarli dentro in settimana) per scaricare una prima tornata di dati.
Ci incontriamo al bar Ideal di Sarche  dove troviamo i 6 “Bronzoliani” (Renato, Mirco, Roland, Peter, Nathalie e Katrin) ed il resto del gruppo; del GST ci siamo io (Stefano), Monica, Dario, Renzo, Alessio, Marco e Daniele. Ingresso come al solito verso le 10, ma purtroppo Marco (che non era in gran forma) dopo un po' si è sentito poco bene ed è uscito accompagnato da Daniele. Un po' prima delle 10.30 arriviamo alla colata dove notiamo un leggero aumento della portata d'acqua rispetto a domenica scorsa. La prima vera sorpresa della giornata però la troviamo alla diga; nella parte sopra troviamo un evidente segno di ruscellamento, e sotto alla diga il disastro... sulla sinistra segni di scorrimento importante di acqua (i sacchi sul pavimento erano completamente ripuliti dalla sabbia) e il sifone era completamente tappato.
 
Discesa di sabbia
  
Abbiamo lavorato in 11 persone per 2 ore usando i secchi che erano sul posto per riaprirlo. Dato che eravamo in tanti, abbiamo portato la sabbia scavata in parte sopra la diga e in parte sotto alla diga, creando dei “muretti” di contenimento con i sacchi portati dai ragazzi di Bronzolo, che si sono rivelati molto utili (sacchi da allagamento tipo quelli usati dalla protezione civile per fare argini di emergenza).
Passato il sifone abbiamo visto che le forme dei mucchi di sabbia sull'altro lato erano discretamente cambiate, al punto che il passaggio adesso si trova più spostato verso sinistra di qualche decina di centimetri (percorrendo il sifone verso l'interno della grotta) in un punto dove adesso la sabbia è un po' più bassa e la roccia un po' più alta.
 
Visto che era quasi l'una ci siamo fermati per mangiare; siamo ripartiti dopo una mezz'ora ma poco dopo, arrivati al quarto sifone (quello subito sopra alla piccola risalita) ci siamo trovati davanti ad un lago! Valutato che c'era spazio (appena) sufficiente tra la volta ed il pelo dell'acqua per evitare il bagno integrale, io e Alessio siamo passati oltre: l'acqua arrivava oltre il ginocchio e la pozza era estesa per circa 12-15 metri di lunghezza. Qualche metro avanti era presente un'altra pozza più piccola, ma oltre non si notava nessun segno di passaggio d'acqua per cui probabilmente c'è un piccolo arrivo sul posto. Dopo circa 15 minuti siamo arrivati al sifone terminale dove temevamo che l'acqua avesse portato via tutto il nostro lavoro, ma fortunatamente non si è trovata nessuna variazione rispetto a domenica scorsa.
 
Quarto sifone, visto dall'interno
 
Prima di uscire, sulla volta del terzo sifone abbiamo fatto dei piccoli segni rossi con il numero di metri che mancano al fondo; in questo modo se dovesse essere ancora necessario scavare avremo un'idea sia della direzione da seguire che della distanza dal passaggio.
 

Il "Sifondo"
 
Uscita verso le 15.30, birretta, 4 ciacole e poi a casa a togliere la sabbia dalle mutande, con la soddisfazione che almeno quella non tornerà a tapparci i sifoni ;-))
Commenti finali...
L'uscita dal punto di vista della prosecuzione dello scavo è stata ovviamente un disastro, ma ci ha comunque dato un sacco di informazioni utili:
 
1- alcuni tratti di grotta si allagano anche con precipitazioni esterne molto ridotte (35 mm nell'ultima settimana); di contro ricordo di esserci andato in periodi molto più piovosi senza trovare una goccia d'acqua e senza movimenti di sabbia nel terzo sifone. Sarebbe interessantissimo capire come funziona 'sta cosa!
 
2- sono veramente curioso di vedere cosa hanno registrato i datalogger in conseguenza della chiusura, prima, e riapertura, dopo, del sifone.

Stefano

lunedì 21 novembre 2016

Esercitazioni di rilievo in miniera: GST ed Ecomuseo

Gruppo Speleologico Trentino di Villazzano ed Ecomuseo dell'Argentario di Civezzano (TN), due giorni per esercitarsi assieme a rilevare nelle miniere del Monte Calisio. Mesi fa, quale curatore del Catasto regionale Cavità Artificiali del Trentino Alto Adige, ho raccolto la proposta dell'archeologa Lara Casagrande dell'Ecomuseo di fare un incontro tecnico-pratico sull'argomento, proposta che poi ha avuto l'appoggio fondamentale del GST di Villazzano (grazie al presidente Dario Pallaoro e al cd). Grazie in particolare agli speleologi Elisa Andreaus (Istruttore di Speleologia C.A.I.) e Renzo Sebastiani, con la loro grande esperienza e conoscenza tecnica del rilievo ipogeo, altri appassionati di speleologia e miniere delle due realtà hanno potuto esercitarsi sul campo apprendendo tecniche topografiche che si usano in sotterraneo, confrontandosi sulla documentazione degli ipogei artificiali. Oltre a fornire il mio aiuto come istruttore di speleologia IS SSI (topografia), ho illustrato le attività della Commissione Nazionale Cavità Artificiali SSI e del Catasto Nazionale con le procedure di schedatura delle cavità. Ecomuseo - GST - CAI - SSI... che ve ne pare come coinvolgimento trasversale?? Partecipanti - Ecomuseo: Andrea, Alessandro, Jacopo, Lara, Michele, GST: Alessio, Elisa, Federico, Marco, Renzo. Grazie ancora a tutti!!!
 
di Marco Meneghini
 
 

venerdì 7 ottobre 2016

Puliamo il buio 2016 - Rassegna Stampa

Alcuni articoli usciti sui quotidiani in merito alla nostra attività all'interno della manifestazione "Puliamo il buio 2016"
 



PULIAMO IL BUIO 2016 – STOI CELVA

Anche quest’anno (come da diversi anni a questa parte) il Gruppo Speleologico Trentino ha aderito alla manifestazione promossa da Legambiente “Puliamo il mondo”, nella sua declinazione speleologica, ovvero “Puliamo il Buio”. Ci siamo concentrati sulla pulizia di una grotta artificiale del comune di Trento, denominata “Stoi di Celva”, più precisamente parliamo del complesso “Stoi Ascaro” (Catasto cavità artificiali Sat – VT CA 674). Questa piccola cavità ad andamento orizzontale fa parte di un complesso di fortificazioni austriache realizzate tra il 1907 e il 1914, con uno sviluppo interno di 80 metri e una struttura interna denominata “a baionette parallele”, congiunte da una galleria trasversale. Intorno agli anni 60 questi Stoi sono stati affittati a privati che li hanno utilizzati per circa 20 anni, fino a quando il comune ha deciso, per motivi di sicurezza, di non rinnovare le concessioni. Il nostro gruppo si è concentrato in particolare sui 3 stoi situati al centro e comunicanti tra loro.
La zona oggetto di intervento
 

 
Al suo interno abbiamo trovato numeroso materiale in stato di abbandono: stufe arrugginite, bombole di gas vuote, ferro di varia natura (e di difficile identificazione), onduline e teli in plastica, bottiglie rotte, cocci in ceramica e molto altro.
 

 
 































Fin da subito abbiamo liberato le gallerie portando i rifiuti all’esterno, dove sono stati ridotti di volume e suddivisi in materiale ferroso, vetro e “residuo”. Un ultimo controllo “di fino” ha permesso di portare via anche gli elementi più piccoli.
 

































Una volta completata la pulizia interna abbiamo portato tutto il materiale a valle, riempiendo i contenitori messi a disposizione dal comune: 4 cassonetti da 400 litri di “residuo” e un bidone e mezzo di vetro. Il materiale ferroso è stato conferito ad un centro autorizzato, per un peso di circa 840 kg.
È stato un lavoro impegnativo, ma ci ha lasciato la grande soddisfazione di aver riportato alle origini un piccolo pezzo di storia di Trento.
Un sentito ringraziamento a tutti i volontari che hanno messo a disposizione il loro tempo.
 
Manuel





 
 

 

lunedì 13 giugno 2016

Report XV corso introduzione alla speleologia


Dunque dunque…. Mi è stato chiesto se avevo voglia di scrivere due righe sull’esperienza vissuta .. anche se risulta un po’ difficile scrivere senza cadere in una recensione stile “tripadvisor” ci provo lo stesso!

Il corso di speleologia che ho seguito lo definirei come un esperienza completa. Le lezioni teoriche spaziano su vari argomenti ed alcuni possono sembrare un po’ difficili quando se ne sente parlare per la prima volta… ma credo che lo scopo di tali spiegazioni sia quello di dare un’infarinatura generale rispetto al tema e allo stesso tempo attivare la curiosità dei corsisti che avranno in seguito modo di approfondire. Direi, in generale, che le lezioni sono tutte interessanti anche se la stanchezza ha preso un paio di volte il sopravvento (le lezioni sono infatti alla sera)… certo è che le risate non sono mancate, proprio una bella atmosfera!!! J

Ma veniamo alla parte più dinamica, quella pratica!

Personalmente le domeniche trascorse insieme a questo gruppo speleo mi hanno dato una soddisfazione incredibile: ma partiamo dall’inizio. Premetto che non avevo mai avuto occasione di utilizzare l’attrezzatura fornita (inizialmente non ricordavo neanche i nomi dei vari strumenti). Più che ferrate io non avevo mai fatto, neanche arrampicata! mi sembra importante sottolineare questo fatto perché vuol dire che anche i meno esperti possono frequentare il corso, non servono pre-requisiti particolari e l’attenzione da parte degli istruttori è alta… al massimo saranno semplicemente più “lenti” degli altri… come la sottoscritta ;-) …

Le prime due lezioni servono per prendere confidenza con l’attrezzatura per poi saperla utilizzare in grotta nelle lezioni seguenti. Le ultime tre uscite, infatti, si svolgono nelle varie grotte scelte dall’istruttore. Ogni corsista è seguito passo dopo passo e la risposta ad ogni dubbio è subito svelata grazie alla lunga esperienza degli speleologi. Questi ultimi sono sempre disponibili a raccontare ciò che della grotta sanno ed è a questo punto che la teoria si intreccia alla pratica: vedi cioè con i tuoi occhi quello che pochi giorni prima ti avevano mostrato su delle slide e cominci a sentirti un pochino più esperto anche tu! Anche quando ti si presenta qualche incertezza tecnica, la pazienza degli istruttori ti aiuterà a mantenere la calma e superare ogni difficoltà.
 

Giulia all'ingresso del "Bim bum bam", all'abisso di Lamar
 

Le domeniche si sono sempre concluse con dei bei momenti di ristoro. Parlando della giornata conclusa ma non solo, gli speleologi del gruppo sono persone piacevoli la cui compagnia fa divertire poiché senza divertimento, si sa, anche l’esperienza più bella potrebbe diventare noiosa... ma non è proprio questo il caso!! Sono in grado di coinvolgerti al 100 % nell’esperienza sia durante il corso che dopo: sono infatti molte le iniziative a cui i corsisti potranno partecipare (una volta concluso il corso intendo).

Insomma, decisamente un esperienza positiva che consiglierei a tutti coloro che hanno voglia di un po’ di avventura!

La squadra di istruttori e corsisti all'abisso Spiller
Giulia

venerdì 29 aprile 2016

Aggiornamento tecnico – Altopiano di Asiago 14-17 aprile 2016


È stato un fine settimana impegnativo ma con molte soddisfazioni per diversi membri del Gst quello appena trascorso. Tra corsisti, istruttori e addetti alla logistica il nostro gruppo era rappresentato da ben 14 speleo, di cui 8 in veste di corsisti, per partecipare al corso di aggiornamento tecnico organizzato da OTTO Trentino Alto Adige. Gli altri partecipanti provenivano dai gruppi speleo di Bolzano, Bronzolo, Lavis e Rovereto mentre diversi istruttori sono arrivati dal vicino Veneto. Il programma è semplice: grotta e palestra di giorno, lezioni di sera. Domenica un sontuoso pranzo e dopo tutti liberi. Liberi di tornare a casa e buttarsi sul letto per riprendersi!
È venerdì, sono le 6 e suona la sveglia. Per non disturbare la mia dolce metà mi vesto al buio ancora mezzo intontito dal sonno, salto il caffè e mi butto in macchina: prima tappa alle Sarche, dove mi trovo con Monica e Stefano. Per fortuna vicino al ritrovo c’è una pasticcieria/panificio/bar già aperto quindi nell’attesa mi godo un cappuccino con brioche, subito imitato da Monica e Stefano, arrivati poco dopo. Rapido ripasso mentale dell’attrezzatura e già ci si accorge di aver lasciato sul tavolo del salotto la sacchetta d’armo. Butto rapidamente la mia attrezzatura sulla loro macchina e partiamo per il recupero, riuscendo addirittura ad essere puntuali al successivo punto di ritrovo, la nostra sede. Qui una sorpresa, ai corsisti si è aggiunto all’ultimo minuto anche Alessio. Una volta arrivati tutti ripartiamo, direzione Asiago, al Museo dell’acqua, dove siamo ospitati per il weekend. La carovana si avvia e in poco più di un’ora siamo a destinazione. Dalle mail precedenti sappiamo già se il venerdì siamo in grotta e in palestra, mancano solo da definire le squadre. Prima è d’obbligo un caffè, la moka è già pronta che ci aspetta, grazie Ornella!

Oggi so che sarò in grotta, lo zaino è già pronto, manca solo la squadra e la destinazione: Abisso Peroloch, con Stefano e Claudia (entrambi del gruppo Roner) come colleghi corsisti e Giancarlo come istruttore. Scheda d’armo, corde e via a fare sacchi: 3 sacchi, 3 corde per sacco e una corda aggiuntiva per il deviatore di inizio. Si parte!
La grotta è a circa mezz’ora di strada, ci cambiamo, sacchi in spalla e via verso l’ingresso. L’idea è di simulare un armo da corso, tocca a me partire. Armo su albero, corrimano e partenza, con Stefano che mi prepara il deviatore per portare la corda in centro al pozzo. Un po’ di sana pulizia, dove mi ritrovo fango misto a neve misto a sassi misto a ghiaia. Insomma, dove tocco c’è da pulire e dove pulisco c’è qualcosa che si stacca, una goduria… scendo cercando vari attacchi e dopo una lunga ricerca in una zona dove sono sicuro che deve esserci qualcosa trovo uno spit seminascosto. Bene, fraziono e giù, verso il prossimo frazionamento. Purtroppo appena fatto anche questo mi accorgo che la corda finisce a 2 metri dal fondo del pozzo. Un breve consulto con Giancarlo che mi segue e il primo frazionamento è magicamente scomparso, liberandomi corda che mi permette di arrivare coi piedi “per terra”. Sono arrivato in testa ad uno scivolo, qui di fare pulizia non se ne parla neanche, armo doppio e scendere. Dopo un po’ di ricerca trovo il punto dove frazionare e scendo per armare la partenza di un nuovo pozzo, in una saletta piena di detriti e di percolazione. Una volta finito l’armo finisce il mio turno, tocca a Claudia. Le passo il sacco con l’ultima corda ricevendo in cambio il suo, ovviamente pieno. L’armo è già pronto quindi Claudia si avvia, raggiunge un punto dove frazionare ma non trova armi “buoni”, gli tocca piantare uno spit, a mano. La roccia è particolarmente dura quindi le operazioni vanno a rilento. Per noi 3 è dura trovare un punto dove non ci piova addosso, non resta che aspettare. Dopo una lunga attesa ecco che lo spit è piantato e l’armo pronto, si continua. Ancora un paio di frazionamenti e arriviamo in una saletta, dove ci rifocilliamo. Da qui parte un saltino, un breve meandrino e un pozzo. Decidiamo di lasciare qui il terzo sacco, è difficile che andremo molto oltre. Tocca a Stefano iniziare a fare nodi, inizia con un bel corrimano per finire su spit e armo naturale. Mentre lui scende ad armare il meandro, con Giancarlo dietro a dare consigli, io approfitto per mangiare il panino e Claudia prova a modificare un frazionamento trasformandolo in un deviatore come suggeritole da Giancarlo. Peccato che in fase di risalita questa modifica abbia quasi peggiorato la situazione e mi sia (quasi) beccato la maniglia sui denti per un “salto di corda”…
Giancarlo vigile e Claudia in fase d'armo

Tempo un quarto d’ora e sentiamo un “liberaaa” dalle profondità del meandro. Meandrino stretto con partenza del pozzo in uscita, noi siamo magri quindi, no problem. Passiamo oltre una bella giunzione di corda e raggiungiamo gli altri, in attesa. 2 sacchi sono belli che finiti, siamo tutti anche bagnati quindi Stefano si avvia verso l’uscita, raccogliendo l’ultimo sacco lungo la strada (o bambinello, come lo chiamano loro). Giancarlo segue mentre io e Claudia ci alterniamo al disarmo e ci aiutiamo a passarci i sacchi nei punti scomodi. Poco tempo e siamo fuori anche noi, quindi alle macchine e di nuovo in sede. Man mano che arrivano i vari gruppetti ci si scambiano le opinioni, dato che chi era in grotta quel giorno sarebbe andato in palestra l’indomani e viceversa. Intanto che si aspetta la cena si mette un po’ di ordine nel materiale e ci si prepara i sacchi a pelo (purtroppo in 4 abbiamo scelto come “stanza della nanna” la sala che verrà usata la sera per i corsi, quindi veniamo invitati temporaneamente a sloggiare). Grazie al trio formato da Ornella, Dori e Irma ci gustiamo un’ottima pasta al pesto mentre facciamo 2 chiacchere e ci conosciamo (per chi , come me, conosce pochi speleo di altri gruppi). Una volta finita la cena ci trasferiamo nella sala corsi, per la prima lezione, ovvero geologia e carsismo applicata all’esplorazione e all’armo. La buona Laura ci ha risparmiato i tecnicismi di geologia ed è andata subito al sodo, tenendo un’ottima lezione. Finisce qui la prima giornata, tutti nei sacchi a pelo con la speranza di una buona notte di sonno, possibilmente senza “russatori seriali”. Purtroppo in questo non siamo stati molto fortunati…
Ore 7.30, sono quasi tutti in piedi, si sente gente che sale le scale, che parla, che sbadiglia.. insomma, bisogna alzarsi, anche se la voglia di restare nel caldo (e grazie al materassino prestato da amici anche comodo) sacco a pelo è tanta ma anche oggi abbiamo tanto da fare, quindi, in piedi! Anche Lorenza, che di solito fa fatica ad alzarsi, si alza rapidamente tanto che ci troviamo a fare colazione alle 7.50, e siamo anche gli ultimi! A nostra discolpa possiamo dire che la colazione era fissata per le 8.00, quindi eravamo pure in anticipo.

Dopo aver fatto colazione ci ritroviamo nel parcheggio, a sistemare il materiale per le grotte o la palestra. Si fanno rapidamente le macchine e partiamo verso la palestra, dove zaino in spalla (e sacco corde sulle spalle) ci avviamo. Dopo una mezz’oretta di camminata arriviamo in vista della palestra, qui però c’è una piccola discesa da fare in arrampicata attrezzata con delle staffe. Per comodità decidiamo di posizionare una corda, mi propongo io, ritrovandomi alla fine ad armare la discesa e un corrimano, sotto il severo controllo di un istruttore, ma non c’è problema!
 
Daniele controlla e Federico arma un bel traverso
La palestra è uno spettacolo, un cavernone enorme dove potersi sbizzarrire in risalite, traversi, calate, pendoli, paranchi e contrappesi. La giornata passa rapidamente così, mi ritrovo affiancato a Stefano (il terzo, del gruppo di Bronzolo), e con Elisa come istruttrice ripassiamo diverse manovre di autosoccorso, tutte particolarmente dolorose. La giornata volge al termine, e nel bel mezzo di un difficile (almeno per me) contrappeso finisco completamente nel pallone. Elisa è sempre lì a spiegarmi le varie manovre e riesco a scaricare Stefano a terra sano (e quasi salvo). Per concludere la giornata mi prendo un paio di vie da disarmare. Risalgo la prima, arrivo al frazionamento e appena alzo la gamba per togliere il pedale sento qualcosa uscirmi dalla tasca: la macchina fotografica! 3 metri di salto, qualche rimbalzo e una bella scivolata lungo un canalino, per fermarsi a circa una decina di metri sotto di me. Per fortuna nei dintorni c’è Claudia, disponibilissima ad andare a recuperarla. Almeno riesco a salvare le foto fatte nel weekend…

Una volta disarmato tutto ripartiamo verso le macchine, giocando al gioco speleo più vecchio di sempre, ovvero “passami il sacco”, e la sua variante “te lo rubo mentre sei distratto”.
Materiale in preparazione...

Lungo il sentiero ritroviamo Michele con Andrea, impegnati a piantare spit e fix nella roccia. Stanchi ma soddisfatti ritorniamo in sede, dove iniziamo la faticosa opera di dividere il materiale per gruppo e controllare che non manchi niente. Alla spicciolata arrivano anche tutti gli altri, e verso l’ora di cena abbiamo la gradita notizia che la lezione serale è stata spostata alla mattina successiva, con un sollievo generale. Così la cena diventa più leggera e tra un piatto di fantastici canederli in brodo e uno di wurstel e fagioli si ride, si scherza e ci si raccontano esperienze e storie di grotta. Aneddoti di corsi, racconti di incidenti e “esperienze strane” in grotta si mescolano ad assaggini di grappe e limoncini, e inizi a sognare il caldo del sacco a pelo. Alle 23 veniamo praticamente buttati fuori dalla stanza da pranzo, deve diventare “camerone del riposo”. E col pensiero di una bella serata e lo stomaco pieno ti infili nel sacco a pelo, pronto per una bella notte di sonno, questa volta senza nessuna rumorosa interruzione.
È domenica, e oggi non ci fregano. La colazione è per le 8 e non ci alziamo prima! Anzi, nel dubbio, qualcosina dopo… una volta fatta colazione e sistemate le nostre “stanze” ci prepariamo per le ultime lezioni: materiali e loro tenuta, con Walter come docente, a seguire si alternano lezioni su programmazione delle attività e responsabilità con Michele, struttura del Cai e della Scuola Nazionale di Speleologia per Anna, dove ci sono state date precise informazioni in merito al ruolo degli istruttori, relative responsabilità e tutele assicurative.
Si arriva quindi all’ultimo pranzo (doveroso il ringraziamento e plauso alle ottime cuoche), si aiuta a pulire le ultime cose e si porta tutto il materiale in macchina. Ci sono nuovi amici da salutare, nuove esperienze da mettere nel proprio bagaglio e quella malinconia che prende un po’ tutti quando la macchina parte e si riprende la strada di casa.
 

Partecipanti per il GST:
Corsisti: Alessio, Dario, Elisabetta, Federico, Lorenza, Manuel, Monica e Stefano
Istruttori: Daniele, Elisa e Walter
“Campo base” : Dori, Irma e Ornella
 

Manuel Rossi